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 PROMO DANI MARTÍN (articoli) 
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Divinity.es, oggi.

Confessioni di Dani Martín

15 Novembre 2010: “Mi piacciono le ragazze con le ballerine e i jeans”

L'ultima sbronza del leader de El Canto del Loco é stata in Messico qualche mese fa.

Tra concerto e concerto del suo tour solista, Dani Marín ha trovato un buco per rispondere al nostro questionario. Questo ragazzo sta vivendo un momento molto dolce, sia sul terreno personale che in quello professionale. Dopo aver dichiarato il suo amore su facebook alla sua ragazza Huga Rey: “I Love Huga”; il suo ultimo lavoro, “Pequeño”, é giá Disco di Platino. Con notizie cosí buone, é normale che il cantante madrileno si mostri rilassato al momento di rispondere alle nostre domande e ci sveli cose come che non gli piacciono le ragazze coi tacchi e che il suo amante divinity é il suo cane Blas...

1. Il miglior apprezzamento che ti abbiano mai fatto.
“Ti voglio bene, figlio mio”. Mia madre.

2. Il tuo momento della giornata piú Divinity.
La mattina.

3. Il tuo lato meno divinity che peró adori.
La realtá é che ci sono giorni in cui non mi sopporto e altri in cui mi adoro. Non lo so.

4. La cosa piú divinity del sesso.
Il sesso.

5. Giochetti tecnologici che ti piacciono.
Io credo che abbiamo giá sufficienti strumenti noi esseri umani invece di usare giochetti.

6. Marche di vestiti e scarpe preferite.
Scarpe preferite...beh, guarda, queste: El Ganso. E marca di vestiti...mi piace molto una marca che si chiama Warhol e...non so, qualunque cosa. Ci sono anche cose di Zara che mi piacciono molto.

7. Dove e quando guardi la televisione?
A letto, sempre. Il mio canale preferito é NatGeo, su cui danno documentari interessanti.

8. Sei ecologico? Ricicli?
Cerco di riciclare e di pensare agli altri.

9. Che sports pratichi?
Il running, mi piace correre.

10. Quante ore dormi? Cosa sogni?
Dormo otto ore al giorno, piú o meno. E sogno, beh, suppongo di essere felice, che é la mia prioritá.
11. Per lei: tacchi, tanga e trucco.
Mi piacciono le ragazze con le ballerine e i jeans. Non mi piacciono i tacchi.

12. Per lui: barba, tinta e canottiera.
La tinta non mi piace per niente e la canottiera nemmeno. La barba...beh, se é curata e sta bene, figo.

13. La tua ultima sbronza.
In Messico, qualche mese fa.

14. Amante Divinity
Il mio amante divinity...il mio cane blas.

Link all'originale: http://www.divinity.es/2010/11/15/dani- ... -vaqueros/

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[b]DANI MARTÍN ITALIA


15 nov 2010, 18:57
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
La Guía Go, 26 Novembre 2010

LA PLAYLIST DI...DANI MARTÍN


Intervista di : Fernando Martín

Il leader de El Canto del Loco ci svela le sue canzoni preferite. Il versatile Dani Martín ha tutto piú che chiaro per quanto riguarda la musica: consuma prodotti spagnoli. In tal modo confessa di aver realizzato questa selezione “perché quelli che a me hanno mosso qualcosa nello stomaco per arrivare a fare musica sono stati questi. Senza ombra di dubbio, starebbe meglio dire che ascolto di piú gruppi strani e leggendari di Nashville, ma a me questi sembrano meglio”.

Quindi niente, questa é la lista di Dani, che ascolta muscia “soprattutto in macchina. Metto sú la musica prima di accendere il motore. Anche di sera, a casa, mi metto sú musica”. Per lo piú cd: “Non mi importa portarmeli dietro. Quello che mi pesa é passarli al computer e trasformarli in mp3”. In quanto a cambiare la selezione, Dani ci racconta che é “troppo fedele alla musica che ascolto. Dovrei ascoltare cose nuove”. E' anche un pelino “ossessivo. Appena mi fisso con un brano....”.


“Guárdalo” Los Ronaldos: La colonna sonora della mia vita. Coque é il tipo piú carismatico su di un palco.

“Black Hole Sun” Soundgarden: Sono stato un anno a Londra de é stata la canzone che mi ha accompagnato.

“Sácame de aquí” Bunbury: Gran brano che amiamo ne El Canto (Del Loco) .

“Pecados más dulces que un zapato de raso” Gabinete Caligari: Un altro gran pezzo. Jaime é uno dei compositori che piú mi piacciono.

“La casa de la Bomba” Brighton 64: Pura grinta. L'adoro. Erano il lato B di un maxi de Los Ronaldos e per quello li ho conosciuti.

“Por mi tripa” Pereza: Per me Leiva é il miglior compositore degli ultimi tempi.

“Qué coraje da” Parachokes: grinta totale sivigliana degli anni 90. Mooolto grandi. Questo gruppo é sparito e a me piace un sacco.

“La mataré” Loquillo: Il Loco é grandissimo, lo amo.

“Que el sol te de” Pistones: Non é tra le piú conosciute, ma avevo il singolo a casa 20 anni fa e mi piaceva ascoltarlo.

“Un buen momento” M-Clan: Per me la miglior rockband spagnola degli ultimi 15 anni in questo Paese....e la miglior voce.

Link all'originale: http://www.laguiago.com/blogs/entrevist ... ni-martin/

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[b]DANI MARTÍN ITALIA


02 dic 2010, 20:25
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
El blog de Richi Esquilas, 2 Dicembre 2010

Dani Martín: “Il Pallone d'oro lo darei a...mia madre”.

Il destino ha voluto che Dani Martín ed io tornassimo di nuovo a riunirci. In quest'occasione per fargli un'altra intervista. Ormai appartiene al passato quella prima per Pozuelo Radio lo scorso 6 Maggio del 2008. Questa volta, l'appuntamento é per il blog di Richi Esquilas. Il luogo, l'Hotel AC Retiro. E l'ora, le 13.00.
Sono le 12.55 e vedo, nella caffetteria dell'hotel, un ragazzo di 32 anni, seduto, che parla al blackberry cercando di risolvere un problema. Si é appena bevuto un tea verde e decide di ordinarsene un altro. Nuovo look di Dani Martín: capelli piú lunghi del solito, piú magro, piú bello e con un nuovo stile nel vestire. Questo sí, continua a mostrarsi agitato e irrequieto allo stesso modo che nelle ultime volte in cui ci siamo trovati. Ha a che fare con il suo modo di essere e questo non cambierá mai.


Immagine


Richi Esquilas: Ci sará qualcuno che, con questo nuovo disco, ti avrá tacciato di cantautore per i temi trattati nelle canzoni e il modo di farlo. In cosa si differenzia Dani Martín da loro? In chi ti identifichi di piú?
D.M.: Cantautore lo sono sempre stato perché ho cantato canzoni scritte di mio pugno, quindi non mi sembra affatto un insulto. Ad ogni modo, a me le etichette non piacciono. A me piacciono le cose o non mi piacciono. Mi piace Pedro Guerra, mi piacciono gli Stones, mi piace Ismael Serrano, mi piacciono i Beatles, mi piacciono i Metallica, mi piacciono le canzoni di Conchita....non ho pregiudizi e mi piace tutto quello che mi piace e non ho problemi a dirlo. Oggigiorno quello che piú ascolto é Quique González, un tipo che mi piace un sacco e che ha fatto ció di cui ha avuto voglia, con molta sensibilitá.

R.E.: Sei cosciente del fatto che stai lí in cima perché sei Dani Martín, il solista de El canto del Loco? Cosa sarebbe successo con Dani Martín se fosse venuto fuori dal nulla?
D.M.: Assolutamente. Mi sarebbe successa la stessa cosa che con El Canto del Loco. Mi sarebbe costato molto tempo dimostrare e far arrivare alla gente la mia musica. Ma vabbé, é un lavoro precedente che ho giá fatto.

R.E.: Hai in mente di continuare con la tua carriera solista parallelamente a El Canto del Loco o questo disco é stato una parentesi?
D.M.: Non penso a questo in questo momento. Al giorno d'oggi sto vivendo questa cosa e magari, tra un anno e mezzo, David ed io andremo a cena, ci guarderemo, e diremo “facciamo un altro disco de El Canto del Loco”, e magari non torneró a fare nessun disco io da solo. Credo sia cominciata una nuova tappa per me, e ho ben chiaro da dove voglio fare delle cose, in che modo e come. Ho messo sú la mia propria agenzia e voglio che tutto passi attraverso di me.

R.E.:Cosa pensi dei benefici che ottiene un artista da ciascuna delle sue fonti di ingresso (vendita del disco fisico, vendita del disco virtuale, merchandising, tours, ....)?
D.M.: Beh, dipende dall'artista. Ci sono artisti che ottengono molto e ci sono artisti che ottengono poco. Suppongo che tu voglia dire che, alla fine, il negozio e la casa discografica guadagnano piú soldi dell'artista stesso dalla vendita dei dischi. Beh, sí, é vero. Ma sicuramente a noi artisti non interessa cercare un magazzino, fare un piano di promozione, e tutta una serie di cose. Credo sia una suddivisione delle cose da fare: loro vendono i dischi e io faccio concerti. Non mi posso lamentare e parlare di quello che mi viene o non mi viene per concerto. Sinceramente, credo di essere un fortunato.


R.E.: Ti sembrano ragionevoli i prezzi dei dischi che si vendono nei grandi magazzini e centri commerciali?
D.M.: Beh, caspita, dipende da con che cosa li paragoniamo. Se li compariamo con il prezzo di un biglietto per qualsiasi partita del Real Madrid o del Barcellona, credo sia un prezzo irrisorio. Il problema della musica é che l'abbiamo situata sul pianerottolo prima di salire su di una scala, e che il prezzo di qualche biglietto per il calcio sta sopra a tutto. Anche il costo del teatro e del cinema ci sembra caro, eppure il prezzo dei cocktails o di un ingresso in una discoteca di Ibiza non ci sembra caro. Quindi, alla fine, si tratta di dare un po' il giusto valore ad ogni cosa. Un disco all'uso non puó costare 30 euro ma neppure essere gratis perché un signore clicca sul tasto di un mouse di un computer e si scarica il disco gratuitamente. Per cui, credo che tra le due cose ci debba essere un prezzo ragionevole, che a mio giudizio sará quello che il cliente sará disposto a pagare al momento di dare valore al lavoro che ha fatto l'artista.

R.E.: Quindi, non sei per la musica da scaricare.
D.M.: Sí, sí che sono totalmente per la musica da scaricare, ma da scaricare legalmente. Il problema é che c'é una carenza di informazione tra i giovani al momento di dire loro che fare click su di un tasto non va bene. Il problema non ce l'hanno i giovani, il problema é che quell'atto viene concesso. Che non mi vengano a dire che é illegale scaricarti musica. Scaricarti musica non é illegale. Scaricarti musica e cliccare su di un tasto e te la scarichi, e nessuno ti sanziona per questo. Abbiamo insegnato alla societá e al mondo che la musica é gratis.

R.E.: Nel mondo del giornalismo, la stampa cartacea puó avere le ore contate con l'avanzamento delle nuove tecnologie. Speriamo di no. Credi che al mondo della musica possa succedere la stessa cosa, voglio dire, che spariscano i dischi fisici e ormai si compri la musica solo attraverso piattaforme come iTunes, Spotify...? Cosa te ne pare del fatto che la gente compri musica su Internet?
D.M.: Sono totalmente d'accordo, mi sembra una meraviglia. Il problema é che su iTunes molta poca gente compra musica. Il disco piú venduto su iTunes raggiunge le 2.500 copie. A me le cose piace averle in mano e vederle fisicamente. Mi piace un giornale, mi piace un libro, mi piace un disco, aprirlo e leggerlo, ma capisco che ci sia gente a cui non piace. Credo che questo disco che ho fatto uscire da solista sia l'ultimo disco che faró uscire in tutta la mia vita. Non faró uscire mai piú nessun disco. A partire da adesso pubblicheró canzoni perché la gente non vuole ascoltare dischi interi. Magari sí, lo faccio uscire per me, faccio uscire 5.000 copie, perché non ti credere che se ne vendano molte di piú. Io ho passato un anno a fare il mio disco, ho pagato la metá del mio disco, ho fatto il disco che ho voluto, ho fatto un libro di 96 pagine, un documentario...e al giorno d'oggi, é il disco piú venduto del Paese.

R.E.: Credi che la musica e, pertanto, l'industria che la circonda, debba ritrovare la sua strada?
D.M.: Assolutamente. L'industria sí, la musica no. Il futuro della musica é fare belle canzoni. Il problema non ce l'ha la musica, bensí l'industria della musica, che credo che in parte sia stata colpevole di molte cose. Ma nemmeno io penso all'industria, penso alla musica, a fare musica, che é la cosa piú positiva che si possa fare.


R.E.: Cos'é la cosa migliore e la cosa peggiore di cantare in una piccola sala?
D.M.: Credo che suonare in una piccola sala abbia cose migliori e non ne abbia di peggiori. Per me, suonare in una piccola sala e in un posto grande é estremamente positivo.

R.E.: E in uno stadio come il Vicente Calderón?
D.M.: E' meraviglioso, incredibile, tutto bello. Suonare dal vivo non ha niente di negativo, anche se vengono solo 20 persone a vederti. Ne sono venute 20. Magari non sarebbe venuto nessuno e allora sí che sarebbe stato negativo, ma ne sono venute 20. Pertanto, facciamo il concerto per quei 20.

R.E.: L'affetto che prova per te il Palau Sant Jordi é lo stesso affetto di Madrid o é piú speciale?
D.M.: Madrid mi ama tantissimo. E' la cittá che piú mi vuole bene perché é la mia cittá. Ma quel che sí é vero é che sorprende che un gruppo madrileno, cosí madrileno come El Canto del Loco, sia stato cosí amato e sia cosí amato. Non so il perché di quell'affetto e di quell'amore, ma quello che sí ti dico é che io provo un amore enorme nei confronti della Cataluña. Mi sembra un luogo molto bello e adoro Barcellona.

R.E.: Se te lo proponessero, ti arrischieresti a rappresentare la Spagna all'Eurofestival?
D.M.: Mai nella vita. Non mi sento identificato in questo. Io non mi sento di rappresentare qualcuno.Credo che tutti noi rappresentiamo questo Paese e credo che con la mia musica giá rappresento il mio Paese. Non ho bisogno di andare a nessun concorso, e meno che mai a quel concorso che credo abbia le ore contate.

R.E.: Nuovo stile musicale, nuovo modo di vestire?
D.M.: La cosa piú importante nella vita é evolvere. Se a 40 anni vai in giro vestito uguale a quando ne avevi 20, credo che tu non abbia avuto un'evoluzione naturale. L'unica cosa che ho fatto é stata evolvere in modo naturale. Evolvere é molto positivo.

R.E.: Perché Dani Martín é dell'Atleti?
D.M.: Beh, la realtá é che ha molto a che vedere con il mio modo di essere, che é credere nella forza che ha la passione e in quello che é capace di muovere. Il mio modo di essere ha molto a che vedere con l'Atleti per tutto questo, perché é passione. Inoltre, la mia famiglia da piccolo mi ha fatto dell'Atleti.


R.E.: Antimadridista, anticulé. Ti identifichi in una di queste?
D.M.: Non mi piacciono gli “anti”. Credo che la gente che pensa per “anti” non cresca. In qualche momento di spiritosaggine o di scherzo lo puoi dire, ma credo che la negativitá non prosperi. E a me piace prosperare.

R.E.: Sei dell'opinione dell'atletista tipo che per prima cosa é antimadridista e poi é dell'Atleti?
D.M.: Credo che prima di essere atletista, io sia un amante del calcio. E non sopporto la gente che non é obiettiva guardando una partita di calcio. Voglio dire, non sopporto quel signore che va con suo figlio di 6 anni e quando sa perfettamente che non era rigore, il suo fanatismo lo vince e per lui é stato rigore fino alla fine. A me, prima di tutto, piace il calcio, e gli “anti” non mi piacciono. E quanto piú cresci, ancora di piú. Io so riconoscere e so applaudire Messi al Calderón, quando dopo averci rifilato una goleada, l'hanno sostituito. Perché? Perché mi piace il calcio, e Messi, Xavi, Iniesta, Cristiano Ronaldo, Ozil, Casillas e un sacco di giocatori, mi sembra siano dei grandi. Quindi so applaudire un professionista che , attraverso il suo lavoro, raggiunge una serie di obiettivi.


R.E.: Come hai vissuto la vittoria dell'Atleti all'Europa League lo scorso 12 Maggio 2010
D.M.: Proprio quando l'Atleti é stato campione, mi toccava uscire a suonare con Alejandro Sanz, che mi aveva invitato al Palau Sant Jordi a Barcellona. E, ovviamente, la prima cosa che ha detto Alejandro quando mi ha presentato , é che avevamo vinto la Coppa. Barcellona, sempre con me, ha nei miei confronti un affetto molto speciale e mi sono sentito molto bene. La realtá é che é una di quelle cose che credi che non vivrai mai come atletico, ma dato che l'Atleti é una scatola di sorprese, beh....

R.E.: E il Mondiale dell'estate scorsa?
D.M.: Prima nella foresta del Brasile e poi in Argentina, facendo un documentario con altri musicisti. La finale l'ho potuta vedere in un hotel ad Iguazú.

R.E.: Perché non ti si vede piú al Calderón?
D.M.: Beh, perché ho passato un anno intero in America. Sono stato quattro mesi fuori e farmi un abbonamento per poi non andarci, mi sembrava un po' illogico. Inoltre, c'é un'altra cosa, ed é che adoro andare a vedere il calcio ma sono diventato molto pigro per prendere la macchina, parcheggiare la macchina, entrare nello stadio, uscire dallo stadio, e i pochi giorni liberi che ho, preferisco guardare il calcio a casa, tranquillo.

R.E.: A chi daresti il Pallone d'Oro?
D.M.: A mia madre. Alle madri e alle donne, che credo siano un po' i guru delle vite di questa vita.

R.E.: Se non puoi vedere l'Atleti, cerchi di informarti e che ti informino o lo scoprirai piú avanti?
D.M.: Mi informo con il Blackberry, entrando tutto il tempo su http://www.marca.com/.

R.E.: Che sport pratichi?
D.M.: Correre, soprattutto. Adoro correre. Sono molto pigro per fare addominali e quelle cose lí. E a calcio sono molto scarso ma ogni tanto mi piace giocare quando mi invitano a qualche partita di beneficienza.

R.E: Cosa te en pare del cambio dell'Atleti dal Manzanares a La Peineta?
D.M.: Trattandosi di una S.A, il proprietario del club é quello che dovrá decidere. Poi ci sará la passione, la tifoseria che bisogna rispettare...magari il denaro che hanno guadagnato vendendo lo stadio lo re-investano in ingaggi!

R.E.: Cosa manca all'Atleti per essere un grande?
D.M.: Per cominciare, credere di essere un grande. E anche avere un budget come quello che hanno i grandi. E magari il problema é che abbiamo addosso la pressione di dover essere molto grandi tutto il tempo. E magari giochiamo un'altra liga diversa, che non sia quella del Real Madrid né quella del Barca. Credo sia impossibile stare in una liga dove ci sono due squadre che hanno un'infrastruttura economica 20 volte superiore a quella degli altri. Credo che i motori della F-1 debbano avere tutti lo stesso numero di cavalli perché tutto sia equo e questo, nella Liga de Fútbol Profesional, non succede.

R.E.: Hai visto il Classico (Madrid- Barca) lunedí scorso?
D.M.: No, perché ero a Parigi che giravo un videoclip. Peró l'ho vissuto su www.marca.com tutto il tempo. E poi l'ho visto.

R.E.:Cosa te ne é parso?
D.M.: Beh, credo che sia una partita che dipende anche dal caso. Ma di certo é vero quello che ho letto nel titolo di un giornale: “Il Barca parla di calcio”. Ed é vero. Ce ne sono altri che ne parlano, ma il Barca parla di calcio. E mi piace.

R.E.: Piú che il Barça, Guardiola, no?
D.M.: Mi piace molto Guardiola, adoro l'ideologia con cui ha fatto un gruppo, mi piace la sua scarsa prepotenza, mi piace l'umiltá di Xavi, mi piace l'umiltá di Iniesta, ....adoro il modo di fare calcio del Barcellona. E credo che grazie a quel modo di fare calcio siamo stati Campioni del Mondo.

R.E.: Cosa te ne pare di Mourinho?
D.M.: Non lo conosco personalmente, ma le perle che ci lascia costantemente fanno sí che sia piú artista degli artisti stessi e credo che il suo atteggiamento non dovrebbe essere questo.

R.E.: ¿Cristiano Ronaldo o Leo Messi?
D.M.: Beh, credo che Cristiano Ronaldo sia un superdotato del calcio fisicamente ed é un tipo enorme, allo stesso modo che Messi. Non saprei dirti se mi piacciono piú i Rolling Stones o i Beatles. Credo che ciascuno abbia una genialitá assoluta, e loro due succede lo stesso.

R.E.: Qual é stato il miglior giocatore della storia del calcio?
D.M.: Senza ombra di dubbio, avendo visto video, avendo ascoltato gente che se ne intende di calcio, ed é un peccato che io non l'abbia vissuto, il miglior giocatore del mondo e il piú completo é stato...Alfredo Di Stefano.

R.E.: A calcio, in che ruolo giocavi?
D.M.: Io, dato che mi é sempre piaciuto molto attirare l'attenzione, volevo essere attaccante, ma credo che la mia migliore posizione sul campo sia quella di laterale , che é la posizione che in genere occupa qualunque persona che non sa giocare a calcio (risate).

R.E.: Ingaggio caro o di “cantiere”?
D.M.: Di cantiere, un'ideologia che sta portando avanti il Barcelona da tempo.

R.E.: Se fossi allenatore e avessi molti soldi, quali sarebbero i tuoi undici titolari?
D.M.: Quelli che mi entusiasmassero e quelli che realmente mi dimostrassero che ciascuno dei giocatori deve giocare in quella posizione perchè sì. E' quello che ha fatto Guardiola, che ha tirato fuori un Busquets, un Bojan,…un sacco di giocatori che vengono da un “cantiere” e a cui è stata data un'opportunitá e la possibilitá, sulla base del fatto di lavorare in una determinata maniera. I miei undici sarebbero quelli della nazionale spagnola.

R.E.: Che te ne é parso dell'atteggiamento di Quique Sánchez Flores dopo la partita dello scorso sabato contro l'Espanyol?
D.M.: Nessuno di noi é Quique Sánchez Flores e nessuno di noi stava dentro al suo corpo per sapere cosa provava. Lui stesso ha spiegato cosa gli é successo. Mi sembra un signore, un tipo super educato e credo che una persona non possa essere giudicata in tutta la sua carriera per un secondo della sua vita, quindi sono pro Quique Sánchez Flores.

R.E.: Quali sport ti piacerebbe che si fomentassero di piú dai mezzi di comunicazione?
D.M.: L'atletica credo sia uno sport che esige un sacrificio immenso, dove si allenano per molte ore, e credo non abbia la diffusione che merita.

R.E.: Come ti ha aiutato nella tua vita cominciare a correre abitualmente?
D.M.: Mi ha aiutato molto a livello personale. Al momento di correre, poi ti vedi piú magro, ma alla testa fa molto bene ed é qualcosa di brutale. La quantitá di qualcosa, che non so cosa sia, che bruci, che hai di troppo, ti fa sentire alla grande. E non solo correre, anche l'alimentazione. E' fantastico alzarti e mangiare frutta, pane integrale con un po' di olio d'oliva, prosciutto iberico, latte di soya, cereali...lo consiglio a tutti.


R.E.: Vista l'immagine che danno i politici attualmente, hai mai pensato di entrare qualche volta in politica per apportare un po' di senso comune?
D.M.: Credo che l'ultima cosa che farei nella vita sarebbe entrare in politica. L'unica cosa che posso dire é che , al giorno d'oggi, non mi sento per niente identificato a livello ideologico in nessun partito politico. Credo manchi carisma, manchi voglia di pensare ai cittadini, e ci siano di troppo bisticci da lotta per il potere.

R.E.: Hai mai pensato di lasciare la musica o di accompagnarla con un altro lavoro che non sia in relazione con l'arte, piú da ufficio?
D.M.: Qualche volta no. Molte volte ho pensato di mollare tutto, ma non per stare in un ufficio bensí per fare altri tipi di cose, certo che sí. Sono un essere umano e a volte la pressione, lo stress...tutto puó avere la meglio, ma ho un “animaletto” dentro che mi dice che questo é quello che so fare e credo che io non sappia fare molte altre cose. In giacca e cravatta, e con un orario di lavoro da lunedí a venerdí dalle 9.00 alle 21.00 sarei l'uomo piú infelice del mondo.


R.E.: Che record ti piacerebbe battere?
D.M.: Quello dell'illusione. Il record della persona con piú illusione del mondo.

R.E.: E se avessi l'opportunitá di ricominciare da zero la vita, quali passi non ripeteresti?
D.M.: Io credo che tutti i passi che mi sono successi nella vita, fanno parte della mia vita e credo siano successi per qualcosa, quindi non cancellerei niente.

R.E.: Se non fossi stato cantante, cosa ti sarebbe piaciuto essere?
D.M.: Potrei essere stato qualcosa che abbia relazione con la gente. Lo stare in contatto con la gente tutto il tempo.

R.E.: Come ti si puó sorprendere?
D.M.: In molti modi, soprattutto, con cose che non siano materiali. Voglio dire, quando vedo che qualcuno ci ha lavorato sú e si é impegnato in qualcosa..

R.E.: Ti penti di qualcosa?
D.M.: Di non aver studiato un po' di piú. Grazie a Dio, la scuola dello stare per strada molto tempo, essere molto osservatore e imparare molto dagli altri, é stata molto positiva per me.

R.E.: Da piccolo, quali sport ti piaceva praticare?
D.M.: Cercavo di giocare a calcio ma non giocavo bene. E stare per strada, che é lo sport che piú ho praticato.

R.E.: Di cos'hai paura?
D.M.: Delle malattie e delle incertezze.

R.E.: Ti hanno mai beccato in fuori gioco?
D.M.: Sí, tante volte. Sono un essere umano e mi sbaglio spesso.

R.E.: Con chi ti piace guardare il calcio?
D.M.: Mi piace guardarlo da solo perché visto che tutti i miei amici sono del Real Madrid, beh, preferisco guardarlo da solo.

R.E.: Qualche anno fa, hai partecipato ad una campagna contro i maltrattamenti in cui davi il cartellino rosso ai maltrattatori. A chi daresti di nuovo un cartellino rosso o due cartellini gialli?
D.M.: Alla politica in Spagna, assolutamente. Credo sia una lotta di volere il potere e non pensare ai cittadini. Manderei sotto la doccia sia l'opposizione che il Governo, questo sí, con affetto, con rispetto e con un sorriso.

Il test de “El Blog de Richi Esquilas”

R.E.: Single o sposato.
D.M.: Single.

R.E.: Montagna o mare.
D.M.: Montagna.

R.E.: Un libro.
D.M.: El secreto.

R.E.: Un film.
D.M.: Mystic River.

R.E.: Un attore.
D.M.: Javier Bardem.

R.E.: Un'attrice.
D.M.: Penélope Cruz.

R.E.: Un portiere.
D.M.: Iker Casillas.

R.E.: Un difensore.
D.M.: Baressi.

R.E: Un centrocampista
D.M.: Schuster.

R.E.: Un attaccante.
D.M.: Van Basten.

R.E.: Un allenatore.
D.M.: Pep Guardiola.

R.E.: Un goal
D.M.: I due gol che hanno segnato Futre e Schuster al Real Madrid al Bernabéu alla finale della Copa del Rey.

R.E: Un disco
D.M.: Saca la lengua, de Los Ronaldos.

R.E.: Un gruppo spagnolo e un gruppo straniero.
D.M.: Los Ronaldos e i Beatles.

R.E.: Un cantante
D.M.: Joaquín Sabina.

R.E.: Una canzone spagnola e una canzone straniera.
D.M.: Mediterráneo, di Joan Manuel Serrat, e una qualunque dei Beatles.

R.E.: Uno sportivo.
D.M.: Chema Martínez.

R.E.: Chi cancelleresti da questo Paese.
D.M.: Nessuno, non sono nessuno per cancellare qualcuno da questo Paese.

R.E.: Il tuo numero preferito.
D.M.: Il 5.

R.E.: Un animale domestico.
D.M.: Il mio cane Blas.

R.E.: Coperta e film a casa o festa con gli amici.
D.M.: Un equilibrio é la cosa piú positiva della vita. Essere radicale, alla fine, porta problemi. La cosa migliore é un po' di ciascuna delle due.

R.E: Cine o teatro.
D.M.: Teatro.

R.E.: Real Madrid o Barça.
D.M.: Barça.

R.E.: Un colore.
D.M.: Il rosso

R.E.: Uno sport.
D.M.: L'atletica.

R.E.: Un'auto.
D.M.: La Porsche.

R.E.: Un Paese.
D.M.: Spagna.

R.E.: Una cittá.
D.M.: Madrid.

R.E.: Un cibo.
D.M.: Tutti.

R.E.: Una bevanda.
D.M.: Il vino.

R.E.: Un dolce.
D.M.: Non mi piacciono i dolci.

R.E.: Hobbies
D.M.: Correre.

R.E.: Piercing o tatuaggi.
D.M.: Mi é indifferente.

R.E.: Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
D.M.:Mezzo pieno..

R.E.: Piccolo, medio o grande.
D.M.: Piccolo.

R.E.: Un piano perfetto.
D.M.: Risate, amici, prosciutto e vino.

R.E.: Qualche amuleto.
D.M.: Sí, un nastro della Madonna del Pilar. Ne porto sempre due con me, una come braccialetto e un'altra nella tasca dei miei pantaloni.

R.E.: Una bici su cui montare.
D.M.: California X3, di BH.

R.E.: Marca di scarpe da ginnastica
D.M.: Nike

R.E.: Stampa, Radio o TV.
D.M.: Un po' di tutte.

R.E.: Estate, inverno, autunno o primavera.
D.M.: Ogni cosa ha la sua magia. Un po' di tutto.

R.E.: Ti alzi presto o dormi.
D.M.: Mi alzo presto.

R.E.: Una manía.
D.M.: Troppe.

R.E.: Superstizioso
D.M.: Sí.

R.E.: Un consiglio
D.M.: Non do consigli.

R.E.: Un motto nella vita.
D.M.: La passione e lottare.

R.E.: Una virtú.
D.M.: Che lo dicano gli altri.

R.E.: Un difetto.
D.M.: Tanti.

R.E.: Carne o pesce.
D.M.: Pesce.

R.E.: Pioggia o sole.
D.M.: Un po' di pioggia e un po' di sole.

R.E.: Vino o birra.
D.M.: Vino.

R.E.: Un desiderio.
D.M.: Essere felice.

R.E.: Tre cose che porteresti su un'isola deserta.
D.M.: Jamón ibérico, vino e una chitarra.

R.E.: Un messaggio che vorresti trasmettere.
D.M.: Che essendo se stessi, si é molto piú felici, e non essendo quello che vorresti essere. Essendo realmente tu.

R.E.: Gente estroversa o introversa.
D.M.: Che ciascuno sia come vuole. E' piú positivo.

R.E.: Un fiore.
D.M.: I girasoli.

R.E.: Whisky, Run o Gin Tonic.
D.M.: Gin Tonic fresco.

R.E.: Play o Wii:
D.M.: Mi é indifferente.

R.E.: Con o senza.
D.M.: Dipende da cosa, dalla storia e dalla situazione.

Link all'originale: http://richi-elblogderichiesquilas.blog ... daria.html

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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
El Mundo Magazine, 22 Novembre 2010 (esisteva anche una seconda parte ma gli scarsi ritagli che di essa si trovano pubblicati su web sono pressapoco indecifrabili. Lo siento!! ).

DODICI PIÚ UNA/ Dani Martín“Non conosco nessuno che non abbia bisogno di uno psicologo”. “Bisogna votare in bianco”. “Madonna deve darsi da fare”. “Il Chupa Chups ti aiuta a rimorchiare”. “Il mio aspetto inganna”.

“BENEDETTI SIANO I NEMICI”

Immagine

Testo originale: Rafael J. Alvarez

1. Si é preso la medicina?

- Sí, ne prendo una omeopatica che previene il catarro. L'altra...soffro di un tipo di pazzia che parte dalla passione, quindi non ho bisogno di cure.

2. Perché raccontiamo che andiamo dal medico e nascondiamo che andiamo dallo psicologo?

- Perché crediamo che lo psicologo sia un lettino al buio e un tizio che ti da del Prozac. E non é cosí. Lo psicologo é l'allenatore di una ginnastica del dentro, é piú necessario andare dallo psicologo che in palestra. Non conosco nessuno che non abbia bisogno di uno psicologo. Io ho appena finito con il mio e a volte penso che qualche altra sessioncina mi verrebbe utile.

3. Cos'ha il Signor Martín, tín, tin, sotto ad un bottone, ton ton? (Il riferimento é a una vecchia filastrocca spagnola che cosí recitava, ndt)

- (ride) Una persona normale, tanto amore e tanta passione.

4. Quanti nemici ha nella vita reale, Signor Facebook?

- Ehhhh (sorride)...Ho molti nemici che perdono tempo a criticarmi. Mi meraviglia che qualcuno a cui non piaci e che ti rivolge critiche distruttive si prenda quattro minuti della sua vita per ascoltare una mia canzone. Quando generi qualcosa, é indifferente se qualcosa di positivo o di negativo, vuol dire che trasmetti. Quindi, benedetti siano i detrattori e i nemici.

5. Mia figlia dice di amarla. Il suo aspetto inganna?

- Il mio a lei? (riflessivo). Il mio aspetto inganna. Io sono sempre parso un tizio rude, duro e sicuro di se stesso. Probabilmente sul palco lo sono. Ma come puó verificare (ride) sono un tipo normale, sensibile e con i piedi per terra. Ho molte insicurezze, la cosa positiva é che mi faccio carico di loro e lotto per superarle.

6. Me ne rallegro. Lei di cosa ride, anche se non sembra?

- Io rido di tutti i politici. Hanno smesso di parlare di quello che succede alla gente. Bisogna votare in bianco, non Blanco (politico spagnolo, NDT), in modo che sappiano che non vogliamo quello che loro ci presentano. Tutto quello che lanciano é negativitá. E manca loro carisma.

7. Quello che dubita della violenza sulle donne, é chi ce l'ha troppo lontano o troppo vicino?

- I giudici sono quelli che decidono se esiste o meno quella violenza. La violenza sulle donne si sradicherá con l'educazione. Smettiamola con tanti re e generali e diamo piú comunicazione nelle scuole. E a quel tipo di lezioni che vadano anche i genitori.

8. Oggi é il 20 Novembre. Lei lo sente il canto del pazzo?

- (Ride). Io non ho vissuto la tappa di Franco e non posso dare un'opinione. Ma gli – ismi non sono mai buoni.

9. Mi riveli un suo complesso su cui nessuno sará mai d'accordo...

- Prima non mi piaceva il mio corpo perché non correvo e mangiavo male...ero grassottello. Adesso sono magro e mi piaccio. Ma per essere bello e sano bisogna mangiare, non si puó smettere di mangiare per dimagrire (Gli diciamo che sembra che stia lanciando un messaggio al suo pubblico adolescente). So che mi leggono e mi ascoltano molti adolescenti, ma Dio mi scampi dal dare sermoni.

10. La Lady é “gagá” ?! (Gioco di parole. In spagnolo, il termine colloquiale “gagá” si usa per riferirsi a qualcuno che é fuso e non capisce niente, NDT).

- La Lady é molto furba e ci ha resi tutti antiquati. E' una gran compositrice e credo che Madonna debba darsi da fare (risate). E dire che é una delle grandi e mi piace molto.

11. Cosa succede all'Atleti nella vita?

- L'Atleti ha a che vedere con me, siamo pura illusione. L'Atleti va piú d'accordo con la vita che con il calcio. Il giorno in cui distribuiremo quelle parti, vinceremo qualcosa.

12. Di che nazione é il Chupa Chups?

- Il Chupa Chups é spagnolo e internazionale. Lo hanno usato da Harrison Ford al Re. Con il Chupa Chups sei attraente...ti aiuta a rimorchiare. Tra l'altro, mi ha aiutato a portare cose al mio tour che io non mi sarei potuto permettere. Come vede, sono totalmente sincero.

(+1) Quante canzoni le mancano per sapere chi é?

- Spero tante, in modo che mi permettano di scrivere cosa mi sta succedendo. Io a 16 anni ero una belva (risate). E adesso mi chiedo perché ci impegnamo cosí tanto a cercare di essere qualcun altro.

A PRIMA VISTA.

> Saggio come un balcone, ha mandato a riposare la pazzia per tirare le somme. Sará la sua etá di Cristo, quel limite a cui certe biologie laiche si fanno domande, cosí nel caso. > Colui che fondó El Canto del Loco, che ha alle spalle milioni di adolescenze alla conquista delle classifiche, che ha registrato i silenzi di un ospedale psichiatrico, che é stato attore di serie tv e di Almodovar, é oggi in sintesi un uomo, un cantastorie di se stesso, un autocantore provetto. > Ha una voce per cantare e un'altra per vivere, un modo arrogante di apparire che si fa galante all'essere. > Con Pequeño intona da solista su ordine delle sue voci. Una saggezza. > Crede in Dio ma non ha una sua Chiesa, pratica la boxe ed é gentile senza limite > Chupa Chups gli da oggi il dolce del suo primo galá da solista, per fargli provare l'intimitá delle folle.


Scan dell'originale: http://www.danimartin.com.es/es/news/da ... e-el-mundo

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04 dic 2010, 18:18
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Revista 40, Dicembre 2010

DANI MARTÍN E IL SUO CANE BLAS SI SONO GUARDATI...
E quei tre secondi sono rimasti immortalati sulla copertina di “Pequeño”, il primo disco solista del cantante. Questa é la sua storia.

Testo originale: Lino Portela

Immagine

CARTA D'IDENTITÁ

Il disco: Pequeño (Sony Music), primo disco solista di Dani Martín

Anno: 2010

Perché: C'é vita dopo El Canto? Dani firma un disco intimo, in cui fa uscire i demoni della sua infanzia.

Canzoni: 16 añitos, Mi lamento, Mira la vida...

DANI HA INVIATO IN UN MESSAGGIO SUL CELLULARE AI GRAFICI QUESTA FOTO FATA ASSIEME AL SUO CANE.

La Mano Mancina.

I grafici volevano un carattere tipografico che evocasse l'infanzia, come il titolo del disco. Spiegano: “cercavamo lettere che sembrassero scritte da un bambino. Uno di noi, che é mancino, ha scritto con la mano destra per riuscirci”.

Foto e Disegno.

La foto di Dani e del suo cane é stata lavorata dallo studio di Boa Mistura, in due modi: si é disegnato sopra alla foto e si é realizzato un disegno a partire da questa. Le due immagini alla fine sono state sovrapposte a computer.

Muso di cane.

La prima idea era un'immagine frontale del vocalist, ma un caso durante il servizio fotografico (in una casa in cui aveva vissuto Dani) l'ha cambiata: “Disteso sul prato, é arrivato il mio cane, ho alzato la testa e ci siamo guardati per tre secondi”, racconta il cantante.

Un cane come il suo padrone.

Assieme a Dani c'é il suo animale domestico, Blas, un bulldog: “Sembra fiero , ma in fondo é sensibile e piccolo. Questa razza ha una cattiva fama ma non é come la dipingono. Come me: dicono che sono un duro, ma mi considero timido e vulnerabile”, racconta Martín.

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05 dic 2010, 22:19
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Immagine

Revista 40, Dicembre 2010

DANI E EL PESCAO, CANZONE A CANZONE

Il disco di Dani Martín si chiama “Pequeño” e quello di David Otero, El Pescao, “Nada Lógico”. In questo reportage i boss de El Canto del Loco ci raccontano di cosa trattano le canzoni. “E' una canzone dedicata alla mia ragazza”, dice Dani Martín di “Eres”.

Testo originale: Lino Portela
Foto: Juan Lafita/Dani Alea

(NDT: La parte de El Pescao la trovate nell'apposita sezione “Promo El Pescao (Articoli)”.

16 AÑITOS

“Quando ti piacerebbe essere quello che piú guadagna, il piú potente, quello che piú piace...e ti senti complessato perché non lo sei. E questo tira fuori il peggio di te, perché ti credi molto disgraziato. Quando in realtá dentro di te esiste un gran potenziale.”

MIRA LA VIDA

“Parla delle conseguenze della morte di mia sorella, quando credi che tutto finisce e non ti appassionerai mai piú a niente. E poi é apparsa la mia ragazza, ed é quando la vita ti sorprende: lei mi aiuta a portare quello zaino cosí pesante”.

ERES
“Cioé, che sei tutto. E' una canzone dedicata alla mia ragazza. Si chiama Huga. Una delle strofe dice “Eres como una princesa sin tonterías, eres Beatles eres Rolling Stones” (Sei come una principessa senza sciocchezze, sei Beatles, sei Rolling Stones). Nella musica per me i Beatles e i Rolling Stones sono tutto, e lei é tutto”.

LO QUE NACE SE APAGA
“E' la storia di una vecchietta. Parla di quanto ti credi importante quando sei giovane. E poi arriva la vecchiaia e tutti ti dimenticano. Vai a far visita al parente anziano solo una volta al mese e tuo figlio piccolo sta lí tutto il tempo a dirti: “quando ci andiamo, papá, quando ci andiamo?”. E' questo: siamo cosí importanti, e poi siamo cosí poco importanti.”

LA LINEA.
“Parla della gente che soffre troppo, dei codardi, che alla fine finiscono con il drogarsi. Non sono coraggiosi, sono insicuri che soffrono per tutto. C'é gente che é talmente sensibile e talmente fragile che alla fine va a finire male”.

TRES ENCANTOS.
“Parla del fatto che bisogna amministrare gli incanti. Amministrare quello che c'é in me, non dare a tutti ma solo a chi se lo merita”.

PEQUEÑO.
“Tutti dicono che é piccolo e alla fine crede in se stesso e spacca il mondo e va avanti”.

LOS VALIENTES DE LA PANDILLA
“Questa canzone s'incentra sul fatto che i coraggiosi non sono i piú forti o i piú alti...per me i coraggiosi sono coloro che sono autentici”.

LA VERDAD.
“E' una conversazione che io faccio con la vita. Dove si dice: “voglio pensare che nella vita tutto succede”, voglio credere se sei vicino a me, voglio, vita”.

EL PUZZLE

“Parla della quantitá di tempo in cui é stata assieme la generazione dei nostri genitori, e quanto sono stati generosi. E quanto sono stati pazienti per conservare l'amore”.

MI LAMENTO.
“E' una canzone dedicata a mia sorella, molto sentita. Ogni volta che la canto mi emoziono”.

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05 dic 2010, 22:21
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Consideratelo un antipasto...sta per arrivare (appena mi si caricano gli scan) un reportage molto, ma molto più interessante. Almeno a mio avviso, ovvio.

El País, 10 Dicembre 2010

INTERVISTA: Dani Martín- Cantante

Testo originale: Patricia Ortega Dolz

“Arriva un momento in cui dici: Ti amo ma non mi va di venire a letto con te”

L'artista madrileno é padrino del galá di consegna dei Premios 40 Principales, che si celebra al Palacio de Deportes, dove si esibisce e compete per i premi di miglior artista solista e miglior videoclip.

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E' uno dei piú attesi al galá di consegna dei premios 40 Principales che si celebra questa sera al Palacio de Los deportes. Dani Martín sará lí assieme ad altri grandi nomi del pop latino come Ricky Martin, Juanes o Alejandro Sanz. Il “loco” arriva senza complessi a quest'appuntamento musicale, con il suo primo disco solista (Pequeño) nuovo fiammante e compete come candidato al miglior solista con suo cugino e membro della sua precedente band, El Canto del Loco, David Otero, adesso El Pescao.

In pieno momento di riaffermazione personale e professionale, Martín ci parla di quello che significano oggi per lui questi premi, del perché della sua parentesi con la sua band...e della sua vita e miracoli.

Domanda: In pieno tour con il suo nuovo lavoro solista arriva quest'appuntamento tradizionale di Los 40 Principales ed é in competizione con suo cugino.

Risposta: non sono in competizione. Saró seduto con lui e lui con me, come sempre. Non c'é nessun problema. Sei anni fa vivevo questi premi in un altro modo, adesso li vivo diversamente. Sei anni fa mi mangiavo le unghie perché mi dessero un premio, adesso mi farebbe molto piacere che mi dessero un premio, ma io ne ho giá uno molto piú grande, che é vedere che la gente ha ascoltato il disco e si puó emozionare con uno dei testi. Domani (cioé, oggi) andró lí con la sensazione che, se non me ne danno nessuno, io ho giá il mio.

D: e cos'é successo prima di tutto questo?

R: é stato come nelle coppie...David, Chema ed io siamo andati avanti a volerci bene, a sopportarci, ad adattarci l'uno agli altri, a compensarci. E all'improvviso arriva quel momento in cui dici: “quanto ti amo, ma non mi va di venire a letto con te”. E l'altro ti dice: “A me succede lo stesso”. Qualche settimana fa siamo andati a suonare in America Latina con El Canto del Loco ed é stato come farci tre sco**te storiche. Torneremo a salire su un palco assieme quando dovrá succedere.

D: la cosa di “Pequeño” a 33 anni ha a che vedere con la storia che adesso i 40 sono i nuovi 30?

R: uff...mi sento piccolo di fronte a tante cose. Sono una persona che dimostra sicurezza sul palco, ma poi sono molto vulnerabile. Il disco parla di questo, del fatto che quando sei piccolo la gente ti ta un ruolo e vivi con quello zaino per tutta la tua dannata vita, e non ti sei concesso di fare delle cose solo perché gli altri non ti ritenevano capace di farle. Ma un giorno il piccolo alza la testa e dice, sono cosí: se vi piaccio bene e se no, bene lo stesso.

D: si dice che lei faccia musica per adolescenti...

R: quelle sono etichette. Il mio desiderio, con questo disco, é che la gente si dia la possibilitá di ascoltarlo. E poi che lo critichino pure.

D: Qualche conclusione di quest'anno che sta finendo?
R: perdiamo molto tempo a cercare di essere qualcuno che non siamo e non ci diamo il tempo di essere quelli che davvero siamo.

D: c'é una parola ricorrente nel disco: verdad. Qual é questa “veritá”?
R: Per me, la veritá é non perdere tempo.

D: E quando pensa a lei o al mondo, lo fa verso la destra o verso la sinistra?
R: Non mi sento rappresentato né dalla destra né dalla sinistra. A livello ideologico siamo un po' persi, c'é molta mancanza di carisma. Il Parlamento sembra Salvame (programma di gossip spagnolo, ndt). Non si aprono strade perché la societá cresca e prosperi. Mancano leaders. Se ce ne fosse qualcuno con talento potremmo essere la prima potenza mondiale.

D: segue l'attualitá?
R: sí.

D: ha sentito parlare di Wikileaks?
R: No.

Quindi, in Spagna si puó crescere se c'é talento?
R: Credo che per prima cosa bisogni avere tenacia , credere in se stesso, poi avere un colpo di fortuna e poi bisogna coltivare la fortuna ed innaffiarla tutti i giorni. Hai letto il libro “La Buena Suerte” (di Alex Rovira e Fernando Trias)?

D: No.
R: Beh, é la storia di due amici che hanno avuto due colpi di fortuna e si ritrovano allo stesso tempo e raccontano come hanno gestito quella fortuna ciascuno per conto proprio.

D: Qual é la sfida, adesso?
R: Nessuna. Beh, correre 10 kilometri appena torno a casa. Voglio fare la mezza maratona di Madrid.

D: Capitolo di consigli madrileni. Un luogo?
R: El Retiro.

D: un bar per bere vino.
R: El Toril.

Un ristorante
R: El telégrafo.

Un museo.
R: El Prado.

Una sala concerti
R: Las ventas.

Un negozio.
R: “Sportivo” (si chiama cosí, il nome é in italiano, NDT)

Un posto dove andare a finire?
R: casa mia.

I SUOI NUMERI.

Questo é uno sguardo sulla vita di Dani Martín, che ha appena pubblicato il suo primo disco solista e si esibisce questa sera al galá di los 40, attraverso i numeri:

- 911 . Il modello della Porsche che guida.
- 33. Gli anni che ha.
- 1. Le volte che va dallo psicologo ogni settimana.
- 6. I suoi amici.
- 1. Le volte che va al cinema al mese.
- 10. I kilometri che corre al giorno.
- 1. I cani che ha (si chiama Blas)
- 4. I bicchieri di vino che beve (come minimo; non beve birra).
- 0. I rimpianti.
- 1. Le donne della sua vita.


Link all'originale: http://www.elpais.com/articulo/madrid/L ... mad_16/Tes

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[b]DANI MARTÍN ITALIA


12 dic 2010, 19:38
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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Mi riferivo a questo! ;)

Yo dona, settimana 11 Dicembre.

DANI MARTÍN
Un coraggioso solista

Originale di Elena Pita.
Foto: Cristina Gomez.


Ha appena pubblicato 'Pequeño', il suo primo disco solista, dopo un anno e mezzo trascorso a guardarsi dentro, cercandosi, spogliandosi per superare un duello demolitore.Le sue canzoni, o il risultato di questo viaggio interiore, ci raccontano chi é Dani Martín, un tipo estremamente sensibile e coraggioso. Il suo trucco di seduzione non é altro che mostrarsi a se stesso.

Si rifiuta di essere grande ed essere un altro diverso al di fuori del palco. Attore e voce de El Canto del Loco, oggi solista, Dani Martín (Madrid, 1977) ha avuto inquietudini sin da molto piccolo. A quattro anni voleva essere portinaio di una fattoria (per innaffiare il marciapiedi) o pescivendolo (per tagliare e pulire): molto pulito, il ragazzo. Ma un giorno sua madre l'ha portato a vedere Charlie Rivel; il pagliaccio che lo fa salire come extra sul palco e lí si é seccato del resto: Dani ormai voleva solo fare il pagliaccio. Non si perdano il video pubblicato in rete: Martes y Trece (coppia comica spagnola, NDT) che arrivano a un hotel, accolti da Dani Martín a 13 anni nel suo ruolo di fattorino travoltiano. E sí, lí sarebbe rimasto, nella gag, se non fosse che si é incrociato con l'adolescenza, dura, come tutte le adolescenze, e ha dovuto scoprire la vita. Della pubertá si é liberato salendo su un palco con la sua voce e la sua chitarra. E' stato cantante de ECDL e adesso lo é da solo. Continua a fare l'attore, ma non gli é rimasto niente del comico. E' piuttosto un tipo serio e consapevole delle ingiustizie. Introspettivo. Molto sensibile e sincero. Per niente laccato/studiato, e alquanto affascinante. Arriva sul set malconcio, dopo due concerti di seguito a Madrid, uno di loro organizzato da Yo Dona a beneficio delle vittime della violenza sulle donne. Sono le 9 del mattino e arriva sprofondato nel suo cappotto e sciarpa; un caffé e tutti quelli che servono per entrare in azione. Un lungo tour lo aspetta con Pequeño. Dallo studio dritto a Barajas, Barcelona, Valencia, Parigi, eccetera.

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YO DONA. Finalmente sí? Ormai sai chi sei?
DANI MARTÍN: Sapere chi si é é complicato. E' una ricerca che deve durare tutta la vita. Di certo mi conosco meglio di dieci anni fa, ma la cosa meravigliosa é stare immersi nel processo, nella volontá di conoscersi e migliorare.

E al giorno d'oggi, chi diresti che sei?

Lo stesso di 10 anni fa, ma evoluto, migliorato. Sono soprattutto il figlio di Manolo e Carmen, che é riuscito a sentirsi a proprio agio attraverso le canzoni, a cui piace salire sil palco, che ha sei amici di tutta la vita e che è entusiasta della casetta che si sta facendo. Cioé, una persona normalissima che ha la fortuna di vivere di quello che gli piace: un fortunato.

Cosa credi che sia quello che piú seduce di Dani Martín?

Non ci penso, che lo dicano gli altri. Spero di piacere per quello che trasmettono le mie canzoni e la mia persona, che non so che cosa mai sará.

Ma ti si saranno presentate delle occasioni in cui hai dovuto sedurre: un regista, un produttore, un pubblico, una ragazza...quali sono le tue armi preferite?

Sí, a tutti piace piacere, specialmente a noi che ci dedichiamo alla musica o al cinema, o alle arti sceniche: quando sali su un palco é perché c'é qualcosa di te che ti piace e vuoi mostrarlo, certo.

E cos'é che i piace di te, cosa metti in gioco al momento di sedurre?

Il mio vero io. Il miglior strumento per sedurre é la veritá, quando sei autentico e sali su un palco, la gente lo nota; e quando ti piace una persona e la vuoi sedurre, idem: essere se stessi é il miglior modo per riuscirci.

Hai fatto un ripasso della tua vita per fare questo disco. Perché adesso, proprio adesso?
Arrivo da una tappa vitale complicata che mi ha condotto a un processo interno, e siccome sono un musicista si é concluso sotto forma di canzoni. Sono andato dallo psicologo e ho fatto una terapia con me stesso, e il risultato é questo disco.

Chiunque invidierebbe il tuo successo e la tua fortuna eppure a te cosa affligge?
Non é una reazione alla fama o alla popolaritá, no, questo non mi ha generato niente di negativo; non ho vissuto un processo tipo Beatle. E' stato per la morte di mia sorella un anno e mezzo fa, aveva 34 anni: qualcosa di brutale per me. Era la mia unica sorella. E sí, ho avuto bisogno di aiuto.

E davvero preferisci stenderti sul divano al farti qualche kilometro di corsa o qualche vasca in piscina?
No, no, bisogna fare entrambe le cose, esercizio fisico e anche ginnastica interiore. A volte siamo divini fuori e dentro, pieni di merda. Bisogna cercare un equilibrio dentro/fuori.

Mi pare di aver capito che prendi molto seriamente il fatto di allenarti, che corri quotidianamente, lo fai piú per la psiche che per il fisico?
Per la testa, sí. Mi risulta fantastico. E poi mi mangio tre piatti di prosciutto.

Immagine

Prosciutto sí, ma non mangi uova né latticini. Che strana mania é questa?
E neanche farina bianca. Mi piace mangiare bene, il prosciutto é buonissimo. Non mangio uova né latticini perché mi fanno male, mi producono calcoli ai reni. Ad ogni modo, non capisco perché noi occidentali siamo l'unico animale che continua a bere latte dopo l'allattamento.

Dani, sei il bambino timido e bello del video (il brano “16 añitos”)? Ti rivedi in lui?
Non sono io, ma allo stesso tempo potrebbe essere chiunque. E' una metafora di tante situazioni che tutti abbiamo vissuto da piccoli. Nella vita siamo tutti piccoli, perché c'é sempre qualcuno piú grande di te che ti indica con il dito e ti dice “tu sei questo”, e questo si trasforma in uno zaino che ti porti dietro per tutta la vita anche se no, tu non sei quello. Se da piccolo arriva tuo padre e ti dice che non sei capace di correre, per tutta la vita ti sentirai incapace di correre.

Quei “malditos complejos” di cui canti. Cosa complessava te?
Essere il piú piccolo del gruppo, una veritá che non avrebbe dovuto complessarmi: ero il minore in quanto ad anni ed il piú bassetto. Ed ero anche il meno intrepido, che non é la stessa cosa che essere un fifone; no, io ero cauto, prudente. Chiamiamo codardo quello che non si azzarda a saltare giú dal muro, e magari non é quello, bensí il piú furbo di tutti. I coraggiosi per me non sono i piú forti né quelli che si arrischiano con le imprese eroiche, bensí quelli che piangono davanti alla gente e mostrano i loro sentimenti a loro stessi, cosí come sono.

E tu sei cosí, coraggioso?
Io sono una persona molto sensibile; ho una sensibilitá molto alta e a volte quello che succede mi colpisce piú che ad altri.

E qual é o dov'é quel luogo nero a cui eri arrivato?

Il luogo nero é essere ció che non sei, mascherarti per cercare l'approvazione degli altri. Voler essere o somigliare alla maggioranza per sentirti a tuo agio.

Questo é quello che ti é successo nell'adolescenza? Non é in generale quello che a tutti noi succede nell'adolescenza?
Sí, é successo a me e succede a tutti noi: quella é l'adolescenza, sí.

Quell'infanzia che tu hai trascorso in un'urbanizzazione di protezione ufficiale. Vivere era rischioso?
Macché! Era una meraviglia! Se guardi le case, beh, ci hanno fatto addirittura un campo di golf accanto! Erano delle villette con terreno di mille metri quadrati, una specie di cooperativa ad Alalpardo, a 40 km da Madrid. I miei genitori non avevano soldi e siamo andati a stare lí, ed io vivevo come Tarzan, piena collina, sentieri, accampamenti...ho avuto un'infanzia bellissima.

Menzioni di frequente tua madre, a lei devi quasi tutto o tutto?

Le devo tutto, e anche a mio padre. Ho dei genitori che sono un tesoro: meravigliosi. E sono molto comunicativi, qualcosa che oggi manca molto: le famiglie comunicano poco tra loro, perché le case sono piene di ostacoli ad esso, fatti di telefoni, internet, televisione.

La prima cosa che hai voluto essere é stata diventare pagliaccio, dici, perché tua madre ti aveva portato a vedere Charlie River. E' stato cosí tanto bello?

Non sai com'é stata quella cosa. Avevo quattro anni, siamo andati a vederlo e lui mi ha fatto salire sul palco, e ricordo quell'uomo come qualcosa di impressionante. Quando siamo tornati a casa le ho detto: “mamma, io non voglio piú essere né pescivendolo né portinaio di una fattoria, voglio fare il pagliaccio”.

E' quindi sei diventato spiritoso?

Sí, sí, e molto protagonista. Solo che arrivando in una comitiva in cui tutti erano piú grandi...mi sono tirato un po' indietro ma vabbé, il protagonismo non l'ho mai perso.

So di almeno una cosa che ti rende serio: il tuo codice solidale. C'é qualcosa di speciale che ti unisca alle donne maltratate, a cui hai donato il tuo concerto?

Grazie a Dio, no. Non conosco nessun caso a me vicino. Ma vivo circondato da donne, e grazie alle donne la mia musica é andata avanti, perché sono la gran parte del mio pubblico. Ho un rapporto quotidiano molto ravvicinato con le donne. E mi trovo meglio con il mondo femminile che con quello maschile. Ed ho un rapporto molto speciale con mia madre, che dice che io sono molto donna, perché ho quel sesto senso intuitivo che non hanno gli uomini.

Come ti sei reso conto che il tuo ruolo era sopra un palco o davanti alla telecamera, ma non sotto un tendone?
Non ho mai pensato a questo come a un mestiere. E' meraviglioso fare quello che ti piace e mangiare con questo. Non so, io non sento questo come un lavoro, nemmeno stare qui a raccontartelo é per me un lavoro. Fa parte di qualcosa che adoro: si spengono le luci e inizi a raccontare qualcosa e quello che racconti rimuove qualcosa dentro alla gente. Credo sia la stessa cosa che continuo a fare sin da quando sono piccolo, a scala diversa.

E' tutto uno stesso ruolo, davanti alla telecamera, al concerto, nello studio di registrazione?

Non lo so, é che io non mi considero né attore , né musicista né niente. Sono una persona che, a partire dalla musica o da un copione come mezzo, ama trasmettere qualcosa. Ma non penso a suonare bene, cantare bene, recitare meglio, bensí a cercare di trasmettere.

Dani, ti costa fatica crescere?
E' orribile crescere. Io non ho diritto di dire che sono adulto a 33 anni, sono ancora molto piccolo. E, se non lo sono, lotteró per esserlo.

E un giorno lo sarai o non ti interessa niente?
No, non mi interessa assolutamente niente.

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STOP VIOLENZA

(Di Araceli Ocaña)

“Per tutte le donne che fanno sí che noi uomini siamo felici”. Sono le parole che Dani Martín ha regalato alle protagoniste del concerto sponsorizzato da Yo Dona, i cui benefici sono stati donati alla Fundación José María de Llanos, concretamente al suo progetto di accoglienza, formazione e impiego per donne vittime di violenza. Con le poltrone piene, un pubblico abbandonato (che cantava le canzoni in coro soltanto quattro settimane dopo che Pequeño era uscito in vendita) e dei brani personali e carichi di emozione. Una combinazione perfetta per una serata speciale, che il cantante portava al suo culmine indossando una maglietta contro la violenza alle donne che si sorteggerá, firmata da lui, su yodona.com

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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Revista Telva, Gennaio 2011 (l'intervista intera é riportata solo sulla versione cartacea della testata, che spero - prima o poi- di riuscirmi a procurare)

PEQUEÑO, IL NUOVO DISCO SOLISTA DI DANI MARTÍN
5 Domande a Dani Martín

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Dani Martín, idolo delle giovanissime, pubblica un disco solista lasciandosi alle spalle (per un periodo, tranquille) el Canto del Loco. Per presentare il suo tour in Spagna, ci ha dedicato un attimo per rispondere a qualche domanda. Vuoi sapere tutto?

Ogni disco é il riflesso di un momento della tua vita. Di cosa parla questo?
Di essere me stesso, di credere nel mio potenziale, del fatto che ho scoperto che per vincere non c'é bisogno di essere il grande, il forte, o il potente, come ci vende la societá. Adesso mi permetto di essere sensibile.

Sei di lacrima facile?
Mi emoziono facilmente. Ho pianto guardando Up....

Qual é la cornice perfetta per ascoltare Pequeño?
A casa o in macchina, ma se é per la prima volta, da soli. E' molto intenso.

Chi sono i tuoi musicisti di riferimento?
Per me il miglior cantante che ci sia in Spagna é Carlos Tarque (M-Clan). Ci sono anche grandi musicisti come Coque Malla, Carlos Raya, Leiva dei Pereza...

Quante ragazze hai conquistato cantando?
A vent'anni forse qualcuna, si rimorchia un casino. Ma a 33 non mi interesserebbe mai una ragazza a cui piaccio solo perché canto. Si conquista giorno dopo giorno.



Link all'originale: http://www.telva.com/2010/12/17/telva_r ... 84546.html

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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
La Opinión de Murcia, 23 Dicembre 2010

Intervista a Dani Martín
'Sono orgoglioso di essere il pagliaccio che sognavo di essere'

Non ne vuole parlare, ma la conversazione telefonica ha luogo mentre questo inarrestabile cantante si dirige a far visita ai bambini di un ospedale.


Testo originale: Ana Guardiola

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Adesso che ha iniziato il tour solista, Murcia continua ad essere una delle sue regioni “feticcio”?
Sí, la prima volta che abbiamo fatto un tour con El Canto del Loco é stato in quella regione e abbiamo suonato in molti dei suoi comuni, le feste sono molto belle.

Arriva con Pequeño, che ha presentato per la prima volta a Madrid in vari concerti benefici contro la violenza sulle donne. Cosa indigna di piú Dani Martín? Per cosa lotta di piú?

Credo di dover essere coerente e lottare quanto posso contro l'intolleranza e l'ingiustizia.

Le ha dato le vertigini intraprendere la sua carriera solista dopo il rotondo successo de El Canto del Loco?
No, al contrario, mi ha dato tantissima emozione, quello che mi dá le vertigini é il tasso di disoccupazione in Spagna, la negativitá che c'é nella societá e, soprattutto, tra le forze politiche. Il fatto che non ci sia nessun punto di riferimento sociale che lotti per i cittadini.

E cosa si puó fare contro tutto ció?
Credo che ciascuno di noi nel suo piccolo mondo possa apportare il suo granello di sabbia, perché a tutto c'é soluzione. Il problema é che stiamo pagando molte cose che vengono dal passato, ma bisognerebbe fare un'analisi piú estesa per spiegarlo.

Com'era da adolescente, il ribelle di 16 añitos o il “timoroso” de Los Valientes de la Pandilla?
In realtá le due canzoni parlano della stessa cosa, di voler essere qualcosa che non sei. E questo é qualcosa che succede nell'adolescenza, alla mia etá e piú avanti, che vogliamo essere una persona diversa senza renderci conto che nella nostra interioritá c'é qualcuno di meraviglioso e che possiamo fare cose meravigliose.

Dedica molte canzoni a quell'epoca, ha nostalgia dell'adolescenza o é solo bello guardarsi indietro?
Credo che in quella tappa ci siano le nostre fondamenta e, se non sono ben costruite, cresci pieno di buchi.

In Los Valientes de la pandilla parla , di fatto, di genitori che permettono al ragazzo di sbagliarsi affinché trovi la sua strada, lai ha avuto questa fortuna?
Ho ancora questa fortuna. Non sono stato un bambino maleducato, cosa che significa che i miei genitori mi hanno voluto bene davvero.


Con questa e le altre canzoni ha ottenuto il premio per il miglior album solista di Los 40 Principales, numero uno nelle classifiche...se l'aspettava?
Non mi aspettavo né quello che sta succedendo ora a livello discografico e di vendite né, ovviamente, il premio...ma credo che questo sia il bello, non aspettarti che ti succedano sempre grandi cose perché cosí, quando arrivano, ti sorprendono e ti entusiasmano ancora di piú.

Come vive il fenomeno fans?
Beh, é meraviglioso, dopo undici anni avere fans di tutte le etá, di varie generazioni é incredibile e meraviglioso. Adesso Facebook aiuta molto ad avvicinarti a loro e bisogna fare cose per rimanerci in contatto.

E qual é la formula perché, come lei dice, possano essercene di diverse generazioni?
Essere autentici, quando non aspiri a niente né cerchi di essere quello che non sei e ti mostri cosí come sei.

Ha iniziato a quattordici anni a livello professionale, ma cosa sognava di essere da bambino?

Sinceramente, volevo essere pescivendolo o portinaio per poter innaffiare le piante del giardino, sul serio. Peró poi un giorno mia madre mi portó al circo e, da allora, ho voluto solo fare il pagliaccio e, in realtá, credo sia quello che sono e sono molto orgoglioso di esserlo, perché un pagliaccio é colui che sa trasmettere e mantenere la comunicazione con gli altri senza perdere l'energia e dandola.

E, oltre che pagliaccio, attore. La vedremo presto di nuovo al cinema o in tv?
La realtá é che per stare al 100% nella registrazione e nel tour di Pequeño ho dovuto rifiutare tre progetti per il cine, ma preferivo stare concentrato su questo.

Ha lavorato con Aranoa, Bigas Luna e Almodovar, ma torna sempre alla musica...
L'essere umano va dove lo porta il cuore e, anche se potrei fare cinema e televisione, nella musica ho trovato il mio veicolo per esprimermi.

Con El Canto del Loco ha registrato Radio La Colifata, com'é stata l'esperienza con i “pazzi” dell'Argentina?
E' stata una cosa in piú che si somma alla gran quantitá di cose che abbiamo fatto...il problema é che vediamo quelle cose e torniamo alle nostre realtá senza problemi, quando c'é tanta gente che ha bisogno di noi, tanto aiuto da offrire, ed é difficile. Siamo nati per puro caso qui, molto comodi, ma dobbiamo essere consapevoli di quanto se la passano male in Africa, in America Latina e adesso anche in Spagna.

Oltre a “besos”, cos'é che vuole Dani Martín?
Voglio equilibrio tra le persone, che tutti abbiano le stesse opportunitá, che possiamo essere davvero felici.

E' anche un esempio di come andare avanti dopo un duro colpo – ha perso sua sorella di 34 anni all'inizio dell'anno scorso -, come si supera?

Beh, come fanno tutte le centinaia di persone a cui succede la stessa cosa e perché, anche se tutti prima o poi diciamo ' se mi succedesse questo, morirei', beh no, anche se non ci credi, non muori, al contrario, devi andare avanti. Perdere qualcuno cosí giovane e della tua famiglia é qualcosa contronatura , ma noi esseri umani siamo piú forti di quello che pensiamo...

Un desiderio per questo Natale?
Meno disoccupazione, piú opportunitá e, soprattutto, piú positivitá.

Link all'originale: http://www.laopiniondemurcia.es/cultura ... 91749.html

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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
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Madrid Informativo, 28 Dicembre 2010


Dani Martín (ex leader de El Canto del Loco) suona a Rivas il 4 Gennaio.

Ha lasciato El Canto del Loco per intraprendere una carriera solista. Rivas é una delle poche cittá spagnole che vedranno passare il suo tour di concerti. L'ex leader de El Canto del Loco si esibisce all'Espacio R il giorno 4 Gennaio alle 22.00. Il biglietto costa 26 euro.

Intervista: José Luis Corretjé

Chi risponde all'intervista é un giovane semplice con le idee chiare. Dani Martín (Madrid, 1977) ha compaginato le carriere di attore e cantante nel corso dell'ultimo decennio con un successo travolgente sotto l'aspetto musicale.

Negli anni in cui é stato leader de El canto del Loco, Martín ha saputo impadronirsi di un registro molto personale che ha affascinato un'audience milionaria, adolescente e appassionata. Adesso, con l'uscita del suo disco 'Pequeño', affronta la sfida di uguagliare o migliorare quello che ha ottenuto (piú di un milione di copie vendute con gli album della sua vecchia band).

Il suo primo concerto del 2011 sará a Rivas, all'Espacio R (il teatro tenda che si trova attaccato all'Auditorio Miguel Rios), il 4 Gennaio.

Con Pequeño, il tuo ultimo lavoro, vuoi allontanarti dal fenomeno fans é sondare altri registri?

Macché. Se sei un musicista e non hai fans, é meglio che resti a casa tua e non mostri la tua musica a nessuno. Voglio avvicinarmi sempre piú al fenomeno fans, e quanti piú fans avró, meglio sará.

David Otero, un altro dei componenti de El Canto del Loco, e tu avete avuto la stessa idea di far uscire in contemporanea un disco solista. E' un caso?

No, é una necessitá. Una necessitá di fare qualcosa di diverso, di fare ció di cui avevamo bisogno e raccontare quello che ci andava di raccontare.

Cosa uccide le band: l'individualismo o la routine?

Quello che uccide le band é la stessa cosa che uccide la coppie e le famiglie: non avere generositá, non far sí che la cosa funzioni e, soprattutto, non impedire che arrivi il momento in cui non esiste piú feeling tra i componenti di una coppia, di una band, di una famiglia.
La fortuna che abbiamo avuto mio cugino, Chema ed io é che tra noi tre sí che c'é stato feeling e per questo siamo stati assieme per 11 anni. E per questo dopo tutto il tempo trascorso continua ad esistere un rapporto assolutamente sano.

Questo non chiude le porte affinché si possa pensare ad un ritorno futuro?

Voi giornalisti le state chiudendo costantemente. Noi sappiamo davvero qual é la situazione.

Quali nomi del panorama musicale spagnolo ammiri?

Tutte le band della fine degli anni 80 mi piacciono un sacco: dai Gabinete (Caligari), La Frontera, Los Ronaldos, Loquillo, Brighton 64...un sacco di band. Infatti, prima di congedarci con El Canto del Loco, abbiamo fatto un disco che si chiamava “Por mí y por todos mis compañeros”, in cui si riflettevano i nostri gusti musicali.

Che musica ascolti durante il processo creativo di composizione di un nuovo lavoro come quello che adesso presenti?

Non mi piace ascoltare musica per comporre canzoni. Preferisco osservare la vita e viverla e, a partire da lí, scrivo canzoni. Ma non mi piace ascoltare un brano di Bowie e dire: “Faró un brano di questo stile”. No, quello non mi piace.

Ti risulta sorprendente il gran successo che ha ottenuto Miguel Ríos con il suo tour di congedo? Cosa rappresenta la figura di Miguel per i musicisti della tua generazione?

Per me Miguel Ríos é un musicista che piaceva a mio padre e di cui ho dischi sin da piccolino. L'ho visto dal vivo in molte occasioni e mi sarebbe piaciuto molto essere nel disco tributo che gli hanno fatto e che é stato pubblicato prima di questo tour. Ma non ci hanno chiamati.

Credi che sia meritato il riconoscimento che sta raccogliendo adesso, a 67 anni, quando ha deciso di mettere fine alla sua carriera musicale?

Io credo che Miguel Ríos sia un tipo che si merita tutto. In questo Paese ci dimentichiamo delle cose molto in fretta e c'é gente che ha fatto cose molto importanti per la musica e che ha generato un sacco di sensazioni e di cose...bisognerebbe avere molto piú rispetto per loro. E credo non serva un addio perché questo si noti. A me piacerebbe che Miguel Ríos non se ne andasse.

Potresti citare altri “dimenticati” della nostra musica?

Dimenticati no. Io mi riferisco al fatto che non occupano il posto che si meritano. Com'é il caso di Gabinete, La Frontera, Los Secretos o Los Ronaldos. In Argentina tutti i gruppi di epoche passate continuano a far parte della vita della gente. E a volte qui ci dimentichiamo di tutte quelle band che hanno reso possibile che gruppi come noi esistano.

Ti accompagna una lunga traiettoria di lavoro attoriale, sia sul piccolo che sul grande schermo. Nuovi progetti in vista?

Al giorno d'oggi no. Voglio solo concentrarmi sul mio disco, sul mio tour e su quello che mi va di fare, che é quello che faccio ora.

Come sei messo a passione rossobianca?

A passione rossobianca bene, e in quanto a tifo molto bene. Poi la realtá é un'altra cosa. Continuo ad andare allo stadio e a vedere la stessa identica partita da 33 anni.

Cosa te ne pare dei messaggi che ha lasciato il Papa nel corso della sua visita in Spagna?

Io direi la stessa cosa che disse Maradona quando gli mostrarono San Pietro del Vaticano. E mi farei la stessa domanda, con le stesse parole, sulla sua visita in Spagna: Perché tutto quel denaro che hanno speso non lo danno ai poveri? E sia chiaro che rispetto molto i cattolici. Ma credo che la Chiesa sia il business piú grande della storia. Non lo dico con rancore, eh?

C'é bisogno che la gente che muove le masse, come te, o come altri artisti, si comprometta maggiormente in campagne solidarie o di denuncia delle ingiustizie che riempiono il mondo?

Io credo che noi gente che facciamo musica ci compromettiamo giá un sacco. Quello che manca in questo mondo é la comunicazione. Esigerei dal Ministero dell'Educazione una materia che si chiami Comunicazione.

Fino a che punto puoi arrivare ad influire su coloro che ti ascoltano quando lanci messaggi come questo nelle tue canzoni?

Io esprimo ció che sento e quello che mi succede. Se poi serve o risulta educativo, beh, meglio.

Gran parte dei giovani di oggigiorno rifiutano la politica. Cosí dicono i sondaggi e la strada. Capisci perché lo fanno?

Io non mi sento rappresentato ideologicamente da nessuna delle forze politiche che abbiamo. Sono d'accordo con quello che dicono i giovani.

E questo atteggiamento come si traduce il giorno delle elezioni? Andrai a votare? Ti asterrai?

Il fatto del voto é qualcosa di privato. Ma penso di averti detto giá tutto nella risposta precedente. Non mi sento rappresentato da loro perché invece di pensare ai cittadini stanno pensando ad arrivare al potere e dire cosa fa male l'altro, cosa ha smesso di fare l'altro. Sento che c'é un'assenza assoluta di carisma.

Esistono problemi come quello del Sahara che sí che colpiscono direttamente la popolazione spagnola, quelli che ospitano bambini e bambine sahariani durante l'estate...

Io quest'estate ho avuto un bambino sahariano a casa mia. E' stato in tour con noi. Si chiama Fadili. Credo che ci sia anche una mezza truffa con questa cosa perché magari quelli che vengono qui sono i figli della gente del Frente Polisario e non quelli delle famiglie che realmente ne hanno bisogno. Il bimbo era un tesoro, molto affettuoso. Credo sia un peccato che stiano nella terra di nessuno.

Con il tuo concerto apri artisticamente l'espacio R, che si trova a Rivas attaccato allAuditorio Miguel Rios. Quest'installazione puó trasformarsi in un luogo di riferimento per esibizioni di certo calibro. Credi che Madrid abbia bisogno di spazi come questo?

Assolutamente d'accordo con te. Mancano spazi come questo di Rivas, mancano atti culturali, mancano un sacco di cose che andrebbe molto bene che mostrassimo ai giovani. A Madrid abbiamo il Palacio de los Deportes e la Riviera, ma non esiste un luogo intermedio come questo che offre Rivas per fare un concerto di 5.000 persone.

Che tipo di spettacolo aspetta coloro che andranno al concerto di Rivas per vedere Dani Martín?

Uno spettacolo che ha molto a che vedere con il concept del disco. Dall'inizio alla fine é come un'opera di teatro in cui non ci fermiamo un attimo. Vedranno un sacco di immagini, di giochi di luce. Tutti i brani del disco nuovo e dieci rivisitazioni di canzoni de El Canto del Loco. E' un concerto in cui ha spazio un po' di tutto: dalle cose piú ritmate al lato piú intimo.

Link all'originale: http://www.madridinformativo.com/notici ... /dani-martín-(ex-líder-de-el-canto-del-loco)-toca-en-rivas-el-4-de-enero/

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Messaggio Re: PROMO DANI MARTÍN (articoli)
Malas Pulgas, Gennaio 2011

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Il Famoso e il suo cane.

UNA BELVA SUL PALCO.

Il bisogno di cambiamento e la morte di sua sorella Miriam sono molto presenti in Pequeño, il primo disco solista di Dani Martín. Il suo cane Blas é stato il suo grande sostegno.


“Blas sembra duro, ma é un tozzo di pane, come me”.

Leader de El Canto del Loco, una delle band piú popolari del nostro Paese, attore in film di importanti registi come Bigas Luna o Pedro Almodovar e rubacuori per eccellenza. Dani Martín lancia Pequeño, il suo primo disco solista e dedica la copertina al suo cane Blas. Un'occasione perfetta per presentarci il suo inseparabile amico.

Malas Pulgas: Perché hai deciso di apparire con il tuo Bulldog sulla copertina di Pequeño? É stata una tua idea?

Dani: E' stata un'idea di Blas, il mio cane. Io stavo facendo un servizio fotografico per il disco, il cane era lí in giro, si é avvicinato ed é nato quel momento. E' stato qualcosa di molto casuale e spontaneo.

MP: Quando hai deciso di comprarti Blas, o forse é stato un regalo di qualcuno?

D: é stato un regalo di mia sorella e di mia madre.

MP: E perché un Bulldog e non un'altra razza?

D: avevo giá avuto un altro bulldog e altri cani di diverse razze. E' un cane molto nobile e mi piace molto.

MP: Com'é Blas? Raccontami qualcosa di lui.

D: All'inizio era un cane iperattivo e abbiamo dovuto castrarlo. Ma adesso é molto piú gentile, tranquillo ed é un cane migliore. Prima soffriva tantissimo, adesso sta meglio, piú rilassato.

MP: Dicono che i cani finiscano col somigliare ai loro padroni e viceversa. In cosa somiglia a te Blas?!

D: Apparentemente puó sembrare un cane duro, di razza feroce, ma in fondo é un tozzo di pane. In questo ci somigliamo un po'.

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MP: Che qualitá hanno i cani e non le persone?

D: Loro non hanno filtro, non si arrabbiano mai, sono molto fedeli e sanno perdonare molto in fretta, gli importa solo del tuo affetto, non stanno a guardare se sei grasso o magro.

MP: Se fossi un cane, di che razza saresti?

D: Un Bulldog.

MP: cosa ti piace fare con Blas?

D: Adoro giocare con lui e uscire a passeggiare.

MP: ci puoi raccontare qualche aneddoto divertente che hai vissuto con lui?

D: Sono tutti positivi e molto divertenti. Mi piace andare con lui a Cadiz e correre in spiaggia, anche se quando camminiamo per piú di dieci minuti di fila si stanca.

MP: Dove lasci Blas quando sei in tour?

D: A casa dei miei, ma se andiamo in vacanza viene sempre con noi.

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IL PICCOLO DANI.

MP: Il tuo primo album solista si chiama Pequeño. Da dove viene il nome del disco?

D: Parla di quella gente che sembra molto piccola, ma che ha un grande valore interiore e il giorno in cui riescono a mostrarlo é quando inizia la loro piccola avventura e crescono. Per arrivare ad essere grandi prima bisogna essere piccoli.

MP: Il disco é molto intimo e a quanto hai detto anche autobiografico. C'é spazio per Blas nei testi?

D: No. C'é spazio per dire che mi piace la gente senza filtro e che non pregiudica e penso che Blas e tutti gli animali siano cosí.

MP: Il singolo di presentazione di Pequeño si chiama 16 añitos. A quell'etá avevi giá un cane?

D: Ho sempre avuto un cane. La mia cagnolina a quell'epoca si chiamava Pepa, era un pastore alsaziano di pelo lungo.

MP: La canzone El Cielo de los Perros la dedichi a tua sorella, che é deceduta nello scorso 2009. Credi che il cielo dei cani sia meglio di quello delle persone?

D: Era quello che diceva mia sorella, che i cani sono molto meglio degli esseri umani.

MP: Dici, nel disco, che a sedici anni ti credevi il Re del Mondo. In che momento della tua vita ti trovi, ora?

D: Sto cominciando.

MP: Qual é stato il miglior consiglio che ti abbiano mai dato?

D: Il piú utile: sii te stesso.

MP: le tue parole sono un punto di riferimento per i ragazzi che ascoltano la tua musica, ragazzi che sono in piena adolescenza. E' un orgoglio o una responsabilitá?


D: La realtá é che credo che i veri punti di riferimento della gente giovane sono o dovrebbero essere i loro genitori, i loro fratelli e la gente che sta accanto a loro. Il mio messaggio é che all'interno delle famiglie ci sia piú comunicazione in modo che quei giovani siano ascoltati. E' vero che ai miei concerti c'é un'alta percentuale di gente giovane, quindi cerco di inviare loro messaggi positivi ma al contempo realisti.

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13 gen 2011, 20:04
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Diario Sur, 24 Gennaio 2011

Dani Martin: "Grazie a Dio, oggi non continuo a parlare di entrare in un locale con le scarpe da ginnastica"

"Non ci va di tornare già l'anno prossimo con El Canto del Loco", confessa il leader del gruppo, che fa visita a Malaga con il suo disco solista.

Testo originale: REGINA SOTORRÍO

«Ne El Canto, tutti e tre avevamo ben chiaro il nostro ruolo, non è stata una questione di ego »
«In una morsa ti mette il Fisco o la gente cattiva, ma mai i fans»


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Non è più lo stesso ragazzo che la madre del suo amico Josè faceva impazzire, nè quel tipo che si impegnava a voler entrare nel locale con le scarpe di ginnastica. "Grazie a Dio", conclude. Dani Martin si evolve e "esterna tutto quello che aveva dentro" in Pequeno, il suo primo disco solista. Si trova a suo agio con la sua solitudine artistica e, tra l'altro, funziona: ha venduto 120.000 dischi. Per questo, il leader de El Canto del Loco (ECDL) non ha nessuna intenzione di riunire il gruppo in un breve lasso di tempo. "Non ci va", assicura. Il prossimo venerdì, 28 gennaio, mostrerà il suo progetto più intimo e personale al Malaga Auditorium Club.

- Il suo primo disco solista è ormai da tre mesi sul mercato. Qual è il bilancio?

- Il bilancio non lo faccio io, lo fa la realtà. Ed è molto positivo. Le canzoni sono arrivate alla gente. E' la settimana numero dodici che è in fvendita ed è stato tra i tre primi posti sin dal primo giorno in cui è uscito, abbiamo alle spalle più di 120.000 dischi venduti in questi momenti, un sacco di concerti con biglietti esauriti...Mi sento molto fortunato per essere riuscito a trasmettere qualcosa alla gente con le mie canzoni.

- Stando così le cose, ha in mente di tornare con El Canto del Loco e di far sì che questa sia un'esperienza isolata?
- Non è mai stato qualcosa di isolato, era necessario sia per David Otero che per me fare altre cose nelle nostre vite, dover all'improvviso fare tutto ciascuno di noi da solo, vivere un'esperienza diversa...E credo che questo sia quello che farà sì che, se in qualche momento torneremo a stare assieme, sarà stato per questa pausa. Quello che sì ti dico è che sia lui che io abbiamo chiaro che è una pausa a lunga scadenza. Non ci va di tornare già l'anno prossimo, ci va di fare altre cose e farle affinchè da qui a un certo tempo ci vada ancora di tornare a riunirci.

- Con il successo che ha raccolto come leader de El Canto del Loco, aveva paura di fallire in questa tappa?
- Per me, la paura è una parola che uso per le malattie e cose del genere. Quello che avevo e ho era passione. Fallire per me è una parola molto importante, fallire è qualcosa di molto 'heavy'. Credo che in nessun momento potrei fallire perchè stavo comunque facendo ciò di cui avevo voglia e come ne avevo voglia. Pertanto, anche se non avessi venduto dischi, in nessun caso sarebbe stato un fallimento perchè avrei fatto il disco che volevo fare, nel modo in cui lo volevo fare e con la gente con cui lo volevo fare. Per me il fallimento è qualcosa di molto forte come una catastrofe naturale o la perdita di un familiare. Quello sì che è un fallimento.

- In un gruppo di successo, come si tengono a bada gli ego?
- Ne el Canto del Loco tutti e tre avevamo ben chiaro il nostro ruolo, non è una questione di ego. Nè io, nè David nè Chema avevamo bisogno di riaffermarci. Per niente. Non potrei fare una lotta di ego con mio cugino, tutto il contrario: ho sempre cercato di dargli il protagonismo che credo si meriti e che ha ne El Canto del Loco. Per me è stato molto importante, quando sono salito sul palco, sapere che lui stava lì. Questa non è stata una questione di ego, è stata una questione di un essere umano che è da undici anni che sta ventiquattro ore al giorno in compagnia di altri esseri umani e che sia loro che io avevamo bisogno di respirare.

- Le file di fans, i tours da maratona...arrivano a stancare a un certo punto?
- Io credo di no. L'essere circondato da affetto e da gente che ti viene a vedere non stanca mai. Quando fai uscire un disco, quello che più ti piace è che arrivi alla gente. E' difficile che questo stanchi.

- Ma le fans l'avranno messo più di una volta in una morsa...
- Quello è un giudizio che si fa da fuori, ma quello che fanno le fans è consentirti di vivere della tua passione, perchè sono quelle che pagano i biglietti dei concerti e quelle che comprano i tuoi dischi. In una morsa ti mette il Fisco o la gente cattiva, i fans mai.

- La fama de El Canto del Loco l'ha travolto da molto giovane, le ha mai dato alla testa?

- No. L'evoluzione della mia carriera lascia abbastanza chiaro che non mi è mai successo questo.

-'Pequeño' è un disco molto intimista e quasi autobiografico....

- E' un disco accorde al momento attuale in cui mi trovo. Io non direi intimista, bensì con capacità di esternare tutto quello che avevo dentro. E al giorno d'oggi è la biografia di un sacco di esseri umani che si sentono identificati in quello che dicono i testi. Credo che sia un disco molto vero, molto autentico e molto di parlare dei sentimenti che affiorano giornalmente nelle persone.

- E' un disco più maturo...

- E' che io non so cosa sia essere maturo o immaturo. Quello che so è che noi esseri umani nel corso della nostra vita abbiamo momenti di maturità e momenti di immaturità. Quello che sì che è vero è che , per realtà e per naturalità, al giorno d'oggi ho 34 anni e quando composi 'Zapatillas' o 'La madre de Josè' ne avevo 23. Grazie a Dio, al giorno d'oggi non continuo a parlare della madre di josè o di entrare in un locale con le scarpe da ginnastica. Ho subito un'evoluzione e ho voglia di toccare altri temi. Se questa è maturità, beh, allora sarà maturità. Ma io la chiamo evoluzione naturale dell'essere umano.

- Si è esibito alla nuova edizione di 'Operacion Triunfo'. Se fosse esistito ai suoi inizi, si sarebbe presentato a un concorso musicale?

- Io, sinceramente, non mi sono visto nella situazione di presentarmi ad un'accademia nè niente del genere. Non mi piacciono determinate cose che succedono in quei concorsi, ma è uno dei pochi spazi che rimangono per salire su di un palco, cantare dal vivo e mostrare a milioni di spettatori quello che contiene il mio disco. Ma ti assicuro che non mi metterei in un'accademia e non mi piacerebbe che mi giudichini come fanno lì.

-E' stata una piattaforma molto criticata da molti musicisti...

- Io ho criticato a suo tempo il modo di giudicare, ma l'unica cosa che ho fatto è stata esibirmi e suonare la mia musica. Ho ben chiaro chi sono e cos'ho fatto in questi undici anni , quindi non mi devo giustificare per essere stato a cantare ad 'OT'. Ci sono stato perchè mi andava.

Link all'originale: http://www.diariosur.es/v/20110124/cult ... 10124.html

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24 gen 2011, 17:42
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Rumberos.net, 17 Gennaio 2011

EN BUSCA DEL SONIDO DEL VIENTO: MIRA LA VIDA


Dani Martín, Dolo Beltrán, Natalia Lafourcade, Ana Cañas e Neto Rodríguez si imbarcano in un viaggio iniziatico ed unico per conoscere la cultura guaraní in un documentario che mescola canzoni, avventura, natura, impegno e sostenibilitá.

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"Quando intraprendi il tuo viaggio verso Itaca, devi pregare che il viaggio sia lungo, pieno di peripezie, pieno di esperienze". E' l'incipit della celebre poesia di Konstantinos Kavafis che potrebbe aver inspirato il documentario "En busca del sonido del viento: Mira la vida", un Libro+DVD che si pubblica l'1 Febbraio e che narra il viaggio di cinque giovani musicisti di quattro Paesi diversi alla ricerca di una cultura sconosciuta ai piú e in grave rischio di estinzione: la cultura guaraní.
I musicisti protagonisti di questo documentario (il primo di una serie con un concept comune: l'interazione di giovani artisti della Spagna e dell'America tra di loro e con scenari naturali e culture ancestrali) sono gli spagnoli Dani Martín (alla cui canzone Mira la Vida, del suo album Pequeño, si ispira parte del titolo del documentario) e Dolo Beltrán (dei Pastora), la messicana Natalia Lafourcade, la brasiliana Ana Cañas e il produttore ed ingeniere messicano Neto Rodríguez, protagonisti di un viaggio quasi iniziatico che mescola canzoni, natura, avventura, ricerca, utopia, realismo, impegno, amicizia, conservazione e difesa dell'ecosistema. Stupendamente diretto da Nahuel Lerena, prodotto da Sony Music, Pinball e Gaucho Manero e con una durata di 62 minuti, " En busca del sonido del viento: Mira la vida" é un progetto radicalmente nuovo nella storia della musica mondiale dal momento che riunisce cinque artisti di grande impatto nei loro Paesi e sulla scena latina per mostrare le loro canzoni allo stato puro, in uno scenario naturale e con l'impegno ecosostenibile alla base del progetto.

"En busca del sonido del viento: Mira la vida" comincia con l'animazione di alcuni piccoli aeroplani che decollano da Spagna, Messico e Brasile per riunirsi a Corrientes (Argentina) mentre suona in sottofondo una canzone di Natalia Lafourcade. Lí arrivano Ana Cañas, Natalia Lafourcade e Neto Rodríguez per riunirsi a Dani Martin e Dolo Beltrán. "Avete portato strumenti?" "Una chitarra" "Ed io una melodica", "E anche una Kalimba...."

"Siamo venuti a conoscere la cultura guaraní e a mostrarla alla gente che abbia voglia di guardare questo film" , dice Dani Martín quasi a mó di presentazione mentre Ana Cañas canta in una stanza e Dolo Beltrán chiarisce: "Mi ha motivato il fatto che tutto avesse una finalitá". "Mi piacciono le cose sconosciute, cosa succederá? ", continua Ana Cañas, e Natalia Lafourcade aggiunge: "Avevo un po' di paura di come ci saremmo relazionati, se ci sarebbe stata chimica o no".

Cosí inizia questo viaggio iniziatico-musicale in cui subito appaiono personaggi emblematici come Pocho, un autore di quasi cinquemila canzoni registrate in una piccola stanza, molte delle quali in guaraní, "una lingua profondamente poetica. La parola era l'anima". "E' il perfetto benvenuto per cominciare questo viaggio", dice Natalia Lafourcade.

E il documentario respira un'aria da road movie con una canzone di Dani Martín come colonna sonora fino ad arrivare agli estuari dell'Iberá ("acqua brillante" in guaraní), una riserva naturale di 25.000 kilometri quadrati al nordest dell'Argentina e l'area protetta piú estesa del Paese. Dolo Beltrán canta "No entiendo el Mapa", un brano dell'ultimo album dei Pastora su di una barchetta che naviga per il pantano accompagnata dalle chitarre di Dani, Ana, Natalia e Neto, il tutto avvolto da alcune impressionanti immagini del crepuscolo argentino. "E' molto bello conoscere la veritá di un altro musicista cosí da vicino", dice Ana Cañas.

"Humberto é un antropologo che ci ha insegnato un po' di piú sui guaraní e i loro usi", dice Dolo in merito all'incontro successivo. "Una tradizione che si perde perché non c'é una trasmissione ai giovani, che finiscono con il nuotare in un vuoto culturale perché si é negato il prestigio all'anziano", asserisce Humberto, per cui la musica puó essere un'eccellente veicolo di trasmissione di questa cultura a rischio di estinzione. E il viaggio continua verso la localitá di Comandante Andresito, accarezzato dalla musica di Ana Cañas e impressionanti immagini di un ambiente selvatico.

La visita a Efraín, un artigiano fabbricante di flauti di canna, e alle rovine gesuitiche di San Ignacio nella zona di Misiones alimenta la polemica tra i musicisti viaggiatori, mentre Dani Martín ribadisce la sua idea che "non esistono mondi perfetti" e canta un'emozionante e raccolta versione di Mira La Vida, vero e proprio Liv Motiv del documentario, con Dolo Beltrán ai cori. Poi, Natalia ed Ana interpretano En el Jardín de Otro in un giardino di orchidee, Ana Cañas compone la sua prima canzone in castigliano con un'aria di bolero e la registra in un bagno prima di dirigersi alle cascate di Iguazú. E Dani Martín e Natalia Lafourcade cantano un bellissimo pezzo avvolti da psichedelia acustica casalinga prima di arrivare al tramonto scendendo via fiume fino alla comunitá guaraní di Comandante Andresito, conoscere una comunitá indigena e assistere ai suoi canti rituali nella parte finale del documentario.
"Non so come faró a spiegare alla gente quello che ho vissuto io lí dentro. Abbiamo terminato il viaggio dove piú veritá c'era", dice Dani alla fine del documentario. "Ho iniziato a commuovermi tantissimo, con un nodo in gola. Tutti torniamo a casa diversi dopo questo viaggio", continua Natalia. "I miei piedi erano sprofondati nel fango, toccavo la terra ma la testa andava da un'altra parte", prosegue Dolo. "é un pensiero che abbiamo bisogno di ricordare per tutto il tempo, di come stiamo facendo le cose con il pianeta. Il suono del vento é l'anima che ci fa ricordare che non siamo soli al mondo", afferma Ana. "Vivere quei momenti con la natura mi fa ricordare cosa voglio essere, dove sono", conclude Neto.

Sono alcuni piccoli bozzetti, pennellate di quello che é il documentario "En busca del sonido del viento: Mira la vida." "Itaca ti ha giá concesso un bellissimo viaggio", scriveva Kavafis nel suo Viaggio a Itaca. Un viaggio che hanno vissuto Dani Martín, Dolo Beltrán, Natalia Lafourcade e Neto Rodríguez, e che adesso possiamo vivere tutti per scoprire l'anima di una cultura, il cuore di alcuni musicisti e la vita di alcune canzoni che assumono un senso nuovo in un ambiente diverso. E' la musica messa al servizio di una causa in un progetto unico nel suo genere, il primo di una serie innovativa che apre una nuova finestra alle canzoni per guardare la vita.

Link all'originale:http://rumberos.net/rumberos/index.php?option=com_content&view=article&id=10623%3A-en-busca-del-sonido-del-viento-mira-la-vida&catid=47%3Amusica&Itemid=57

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Rivista Entre, 30 Gennaio 2011

Intervista a Dani Martín

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Dani Martín é uno dei cantanti spagnoli piú conosciuti. Dopo il successo de El Canto del Loco ha intrapreso una nuova tappa da solista pubblicando il disco 'Pequeño', un lavoro personale ed intimo con cui diletterá tutti i suoi fans il prossimo giorno 28 Gennaio all'Auditorio Municipal di Málaga. In quest'intervista per la rivista Entre!, l'artista madrileno assicura di non pensare al successo, confessa di trovarsi in un grande momento, anche se gli piacerebbe continuare a crescere come artista e come persona. "Sono aperto a conoscermi e a capire chi sono", segnala Dani Martín.

Nella tua compagnia ti chiamavano Dani 'El Pequeño' e da lí viene il nome del tuo primo disco solista. Cosa rimane di quel bimbo degli anni 80 che, come tu stesso canti, si credeva il re del mondo?

Credo che di quel bimbo rimanga l'essenza. Anche se mi piacerebbe che rimanesse anche tutta l'autenticitá. Quando nasciamo, quello é ció che siamo, anche se poi ci andiamo costruendo muri ed ostacoli. Pertanto, voglio che rimanga la mia autenticitá.

In questo nuovo lavoro troviamo un Dani Martín piú intimo e sentimentale. Hai trovato te stesso?

Suppongo di aver trovato una parte di me stesso, perché la ricerca di se stessi per un essere umano deve durare e dura tutto il percorso della vita. Ci muoviamo per tappe e per fasi. Probabilmente credo di trovarmi in un gran momento e, ovviamente, aperto a conoscermi e a capire chi sono.

Come sará il concerto del prossimo 28 Gennaio a Málaga?
Spero che sia un concertone, un concerto pieno di energia e che la gente che verrá se lo goda. Sará la prima volta che suono a Málaga in inverno, perché l'ho sempre fatto d'estate. La realtá é che é un luogo che mi ha sempre accolto meravigliosamente, quindi ci vado con un sacco di voglia e contento di trovarmi con l'Andalucia, che per me é una delle regioni che piú partecipa ogni volta che vado a fare un concerto.

Cosa credi che abbia apportato 'El Canto del Loco' in tanti anni al panorama musicale?
Questo lo dovrá dire la gente. Ma quello che abbiamo apportato é autenticitá ed essere sempre noi stessi. E' qualcosa che la gente ha captato.

Ci sará molto da aspettere per rivedere 'El Canto del Loco' esibirsi?
Io credo che la cosa piú bella sia che nessuno di noi tre pianifica il ritorno de El Canto del Loco. E questa é la cosa piú positiva affinché se esisterá un ritorno del gruppo sia passato il tempo e abbiamo voglia di salire di nuovo tutti e tre su un palco.

Che lezione hai imparato dalla registrazione del disco con Radio La Colifata?
La lezione é stata che quella gente che si trova lí, in quell'ospedale psichiatrico dell'Argentina, con cui abbiamo avuto l'opportunitá di condividere una settimana, é come un gruppo di bambini. Non hanno filtri e dicono tutto ció che sentono. A volte ci sono piú matti nella societá che in quell'ospedale psichiatrico cui abbiamo fatto visita.

Cosa te ne pare del lavoro solista di tuo cugino, El Pescao?
Tutto quello che potrei dirti suonerá topico. Mio cugino mi sembra un tipo con un talento e un dono molto speciale e credo che abbia fatto un disco molto pieno di veritá e il disco che voleva fare. Mi sembra un essere umano che si merita un rispetto enorme, perché é un genio.

Che sapore ha il successo? .
La realtá é che non penso al successo. Penso a trasmettere, a godermela e a ringraziare per tutto quello che mi succede. Il successo é un rumore che dura per intervalli corti di tempo. Per me il successo é un altro, é l'equilibrio del mio lavoro, del cantare da undici anni e che i miei testi e la mia musica arrivino a un sacco di gente.

A cosa serve un premio?
Un premio é ció che piú desidera vedere una madre da un figlio. Quando ti danno un premio quelle che se lo godono sono le madri. Ma, in definitiva, i premi sono molto positivi, perché sono la somma e il riconoscimento di un lavoro che si sta facendo. Tra l'altro, quando non te li aspetti sono ancora piú belli.

Sei di quelli che ascoltano i propri dischi?
La realtá é che ascolto i miei dischi quando li sto registrando, ma poi, stando in tour e suonandoli tutti i giorni, non sono cosí egocentrico.

A cosa non siamo preparati?
Crediamo che non siamo preparati a tante cose, ma credo che l'essere umano abbia una forza e un coraggio enormi. Dovremmo darci maggiori opportunitá per confidare piú in noi stessi. Credo, in realtá, che siamo preparati a tutto.

Credi di aver realizzato i tuoi sogni?
Ne ho realizzato qualcuno. Ne ho molti altri. Mi piacerebbe continuare a crescere e continuare ad avere molte illusioni davanti a me.

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